Questa guida accompagna chi sta valutando di mettersi in proprio nella scelta e nell’apertura della partita IVA. L’obiettivo è fornire un quadro completo e concreto degli adempimenti, dei costi e delle decisioni da prendere fin dal primo giorno. I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza personalizzata.
Nota sui dati 2026. Le cifre riportate (minimali e aliquote INPS, diritto camerale, massimali) vengono aggiornate ogni anno con circolari e decreti. I valori indicati come “da confermare per il 2026” derivano dall’ultimo dato consolidato disponibile e vanno verificati sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INAIL) prima di ogni calcolo definitivo.
1. Cos’è la partita IVA e quando è obbligatoria
La partita IVA è un numero di 11 cifre che identifica un soggetto che esercita in modo abituale un’attività economica (impresa, arte o professione). Averla significa poter emettere fattura, applicare l’IVA quando dovuta e assumere obblighi fiscali, contributivi e dichiarativi.
Il criterio che rende obbligatoria l’apertura non è l’importo guadagnato, ma l’abitualità dell’attività, cioè il suo carattere non occasionale, continuativo e organizzato. È l’errore concettuale più diffuso: molti credono che “sotto una certa soglia” non serva la partita IVA, ma la legge guarda alla natura dell’attività, non solo ai ricavi.
Prestazione occasionale. Attività saltuaria, senza organizzazione stabile e non ripetuta con continuità. Si documenta con una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto del 20% (quando il committente è sostituto d’imposta). Non richiede partita IVA.
Attività abituale. Chi svolge l’attività con continuità, si organizza per riceverne compensi ricorrenti e si propone stabilmente sul mercato deve aprire la partita IVA, anche se all’inizio incassa poco.
Attenzione a una soglia spesso confusa con l’obbligo di partita IVA: i 5.000 euro annui di compensi da lavoro autonomo occasionale sono la soglia oltre la quale scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, non l’obbligo di partita IVA. Il vero discrimine resta sempre l’abitualità.
2. Come si apre: codice ATECO, modello, tempi e costi
L’apertura passa dalla scelta del codice ATECO, la classificazione dell’attività economica. In vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa dal 1° aprile 2025, la nuova classificazione ATECO 2025: da essa dipendono il coefficiente di redditività nel forfettario, la cassa previdenziale competente e gli eventuali obblighi (SCIA, requisiti professionali).
Professionista senza iscrizione al Registro Imprese: si presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, gratuitamente, online o tramite intermediario. La partita IVA è attribuita immediatamente.
Impresa (ditta individuale, artigiano, commerciante): si usa la Comunicazione Unica (ComUnica), che con un unico invio telematico apre la partita IVA e cura l’iscrizione al Registro Imprese, l’iscrizione INPS (artigiani o commercianti) e la posizione INAIL.
Tempi. Per il professionista la partita IVA è attribuita in giornata. Per l’impresa la pratica ComUnica va presentata entro 30 giorni dall’inizio attività e l’iscrizione si perfeziona in pochi giorni lavorativi.
Voce
Importo indicativo
Note
Modello AA9/12 (professionista)
Gratuito
Nessun bollo
Imposta di bollo pratica ComUnica
17,50 euro
Ditta individuale
Diritti di segreteria Registro Imprese
18,00 euro; i 9,00 euro sono un diritto aggiuntivo per le attività regolamentate con SCIA
Da confermare per il 2026
Diritto annuale Camera di Commercio
circa 53,00 euro/anno in sezione speciale, 120,00 euro in sezione ordinaria
Da confermare per il 2026
PEC (domicilio digitale)
circa 5-25 euro/anno
Obbligatoria per le imprese
Firma digitale
circa 30-50 euro
Necessaria per la pratica telematica
3. Scegliere la forma giuridica e il regime fiscale
Sono due scelte distinte ma collegate: la forma (come sei organizzato giuridicamente) e il regime fiscale (come vengono tassati i tuoi redditi).
Ditta individuale / libero professionista. La forma più semplice ed economica per iniziare da soli. Nessun capitale minimo, gestione snella, ma responsabilità illimitata.
Regime forfettario. Non è una forma giuridica ma un regime fiscale, il più adatto a chi inizia in piccolo (vedi paragrafo 5).
Regime ordinario / semplificato. Chi supera i limiti del forfettario o ha molti costi da dedurre applica la contabilità semplificata o ordinaria. Il reddito è tassato con IRPEF a scaglioni e si applica l’IVA sulle fatture.
SRL (cenni). Separa il patrimonio personale da quello dell’impresa, ma comporta costi e adempimenti superiori. Ha senso quando il progetto cresce, entrano soci o serve tutela patrimoniale.
Aspetto
Ditta individuale forfettaria
Ditta individuale ordinaria
SRL
Costi di avvio
Bassi
Bassi
Elevati (notaio)
Responsabilità
Illimitata
Illimitata
Limitata al capitale
Tassazione
Imposta sostitutiva 15% o 5%
IRPEF a scaglioni
IRES 24% + IRAP
IVA in fattura
No
Sì
Sì
Contabilità
Semplificata al minimo
Semplificata/ordinaria
Ordinaria + bilancio
4. Le iscrizioni obbligatorie
Le imprese (non i professionisti puri) si iscrivono al Registro Imprese tramite ComUnica; gli artigiani anche all’Albo delle Imprese Artigiane. L’iscrizione comporta il diritto annuale camerale.
La cassa previdenziale dipende dall’attività:
Gestione artigiani o commercianti: contributi fissi minimi dovuti anche con reddito basso o nullo, più contributi a percentuale sull’eccedenza.
Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa: contributi solo a percentuale sul reddito effettivo, quindi se non fatturi non paghi.
Casse professionali per gli iscritti ad albi, con regole proprie.
Voce (da confermare per il 2026)
Artigiani
Commercianti
Gestione Separata
Minimale di reddito annuo
circa 18.808 euro
circa 18.808 euro
Nessun contributo fisso
Aliquota
24%
24,48%
26,07% (senza altra copertura). Oltre 56.224 euro: 25% e 25,48%. Massimali IVS 2026: 93.707 e 122.295 euro
Contributo fisso minimo annuo
circa 4.521 euro
circa 4.612 euro
Nessuno
Riduzione per forfettari
fino al 35%
fino al 35%
Non applicabile
Gli iscritti alla gestione artigiani o commercianti in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi, con domanda all’INPS di norma entro il 28 febbraio per chi ha già iniziato; per le nuove iscrizioni va presentata contestualmente all’iscrizione.
L’iscrizione all’INAIL è obbligatoria per gli artigiani e per chi svolge attività a rischio o impiega collaboratori. I professionisti senza rischio specifico e senza dipendenti in genere non hanno obbligo INAIL.
5. Il regime forfettario in sintesi
Limite di ricavi/compensi: 85.000 euro nell’anno precedente. Superata la soglia dei 100.000 euro in corso d’anno si esce immediatamente dal regime.
Imposta sostitutiva: 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni per le nuove attività che rispettano i requisiti. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.
Reddito forfettizzato: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività legato al codice ATECO, senza dedurre i costi analitici.
Cause di esclusione: redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 35.000 euro nell’anno precedente, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato (soglia valida per il 2026: senza proroga torna a 30.000 euro); partecipazioni in società di persone o controllo di SRL con attività riconducibile; spese per lavoro dipendente oltre 20.000 euro; residenza fiscale estera (salvo eccezioni).
Niente IVA e niente ritenuta: le fatture non espongono IVA e non subiscono ritenuta d’acconto.
Tipo di attività (esempi)
Coefficiente di redditività
Professionisti e servizi (attività professionali, scientifiche, tecniche)
78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio
40%
Costruzioni e attività immobiliari
86%
Intermediari del commercio
62%
Alimentari e bevande (somministrazione)
40%
Altre attività economiche
67%
Esempio 1 – Consulente in forfettario startup. Marco apre partita IVA come consulente (coefficiente 78%, aliquota 5%) e fattura 30.000 euro nel primo anno. Reddito imponibile: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Contributi Gestione Separata: 23.400 x 26,07% = circa 6.100 euro (deducibili). Imposta sostitutiva, sul reddito al netto dei contributi deducibili: (23.400 – 6.100) x 5% = circa 865 euro. Non applica IVA né subisce ritenuta.
Esempio 2 – Artigiano forfettario. Lucia apre una ditta artigiana (coefficiente 67%) e fattura 24.000 euro. Reddito imponibile: 24.000 x 67% = 16.080 euro. Paga comunque i contributi fissi sul minimale (circa 4.521 euro, riducibili del 35% con domanda: circa 2.939 euro). Imposta sostitutiva al 5%, sul reddito al netto dei contributi deducibili: circa 657 euro. Il carico contributivo fisso, indipendente dal reddito, è la differenza principale rispetto al professionista in Gestione Separata.
6. I primi adempimenti operativi
Fatturazione elettronica. Obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
PEC (domicilio digitale). Obbligatoria per le imprese iscritte al Registro Imprese e comunque fortemente consigliata.
Conto corrente. Per il forfettario non è obbligatorio un conto dedicato, ma è vivamente consigliato separare incassi e pagamenti dell’attività.
Regime contabile. Il forfettario ha obblighi minimi; gli altri regimi richiedono registri IVA, liquidazioni periodiche e scritture contabili.
Versamenti. Imposte e contributi con modello F24 (saldo e acconti a giugno e novembre). Va accantonato per tempo l’importo dovuto, contributi compresi.
7. Errori tipici di chi inizia
Confondere abituale e occasionale e restare senza partita IVA quando l’attività è ormai continuativa.
Scegliere il codice ATECO sbagliato, con effetti su coefficiente, cassa previdenziale e obblighi autorizzativi.
Non accantonare i contributi INPS, soprattutto i fissi di artigiani e commercianti.
Dimenticare gli acconti dell’anno successivo, trovandosi con esborsi raddoppiati.
Superare inconsapevolmente i limiti del forfettario perdendo i requisiti del regime.
Non conservare le fatture elettroniche a norma o non attivare la PEC quando obbligatoria.
Fare da soli senza una verifica iniziale: un’impostazione errata all’apertura costa più della consulenza che l’avrebbe evitata.
8. Checklist operativa
Verificare se l’attività è realmente abituale e va aperta la partita IVA.
Individuare il codice ATECO 2025 corretto.
Scegliere forma giuridica e regime fiscale, con simulazione forfettario contro ordinario.
Procurarsi firma digitale e PEC.
Presentare il modello AA9/12 (professionista) oppure la pratica ComUnica (impresa).
Perfezionare le iscrizioni: Registro Imprese o Albo Artigiani, INPS, INAIL se dovuto.
Per i forfettari artigiani e commercianti: valutare la domanda di riduzione contributiva del 35%.
Attivare la fatturazione elettronica e comunicare il codice destinatario.
Dedicare un conto corrente all’attività.
Pianificare gli accantonamenti per imposte, contributi e acconti.
Verificare eventuali SCIA o autorizzazioni al Comune (SUAP) e requisiti professionali.
Fissare con il commercialista le scadenze del primo anno.
Aprire la partita IVA: guida per chi inizia
Questa guida accompagna chi sta valutando di mettersi in proprio nella scelta e nell’apertura della partita IVA. L’obiettivo è fornire un quadro completo e concreto degli adempimenti, dei costi e delle decisioni da prendere fin dal primo giorno. I contenuti hanno finalità informativa e non sostituiscono una consulenza personalizzata.
Nota sui dati 2026. Le cifre riportate (minimali e aliquote INPS, diritto camerale, massimali) vengono aggiornate ogni anno con circolari e decreti. I valori indicati come “da confermare per il 2026” derivano dall’ultimo dato consolidato disponibile e vanno verificati sulle fonti ufficiali (INPS, Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INAIL) prima di ogni calcolo definitivo.
1. Cos’è la partita IVA e quando è obbligatoria
La partita IVA è un numero di 11 cifre che identifica un soggetto che esercita in modo abituale un’attività economica (impresa, arte o professione). Averla significa poter emettere fattura, applicare l’IVA quando dovuta e assumere obblighi fiscali, contributivi e dichiarativi.
Il criterio che rende obbligatoria l’apertura non è l’importo guadagnato, ma l’abitualità dell’attività, cioè il suo carattere non occasionale, continuativo e organizzato. È l’errore concettuale più diffuso: molti credono che “sotto una certa soglia” non serva la partita IVA, ma la legge guarda alla natura dell’attività, non solo ai ricavi.
Prestazione occasionale. Attività saltuaria, senza organizzazione stabile e non ripetuta con continuità. Si documenta con una ricevuta per prestazione occasionale con ritenuta d’acconto del 20% (quando il committente è sostituto d’imposta). Non richiede partita IVA.
Attività abituale. Chi svolge l’attività con continuità, si organizza per riceverne compensi ricorrenti e si propone stabilmente sul mercato deve aprire la partita IVA, anche se all’inizio incassa poco.
Attenzione a una soglia spesso confusa con l’obbligo di partita IVA: i 5.000 euro annui di compensi da lavoro autonomo occasionale sono la soglia oltre la quale scatta l’iscrizione alla Gestione Separata INPS, non l’obbligo di partita IVA. Il vero discrimine resta sempre l’abitualità.
2. Come si apre: codice ATECO, modello, tempi e costi
L’apertura passa dalla scelta del codice ATECO, la classificazione dell’attività economica. In vigore dal 1° gennaio 2025 e operativa dal 1° aprile 2025, la nuova classificazione ATECO 2025: da essa dipendono il coefficiente di redditività nel forfettario, la cassa previdenziale competente e gli eventuali obblighi (SCIA, requisiti professionali).
Professionista senza iscrizione al Registro Imprese: si presenta il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate, gratuitamente, online o tramite intermediario. La partita IVA è attribuita immediatamente.
Impresa (ditta individuale, artigiano, commerciante): si usa la Comunicazione Unica (ComUnica), che con un unico invio telematico apre la partita IVA e cura l’iscrizione al Registro Imprese, l’iscrizione INPS (artigiani o commercianti) e la posizione INAIL.
Tempi. Per il professionista la partita IVA è attribuita in giornata. Per l’impresa la pratica ComUnica va presentata entro 30 giorni dall’inizio attività e l’iscrizione si perfeziona in pochi giorni lavorativi.
Voce
Importo indicativo
Note
Modello AA9/12 (professionista)
Gratuito
Nessun bollo
Imposta di bollo pratica ComUnica
17,50 euro
Ditta individuale
Diritti di segreteria Registro Imprese
18,00 euro; i 9,00 euro sono un diritto aggiuntivo per le attività regolamentate con SCIA
Da confermare per il 2026
Diritto annuale Camera di Commercio
circa 53,00 euro/anno in sezione speciale, 120,00 euro in sezione ordinaria
Da confermare per il 2026
PEC (domicilio digitale)
circa 5-25 euro/anno
Obbligatoria per le imprese
Firma digitale
circa 30-50 euro
Necessaria per la pratica telematica
3. Scegliere la forma giuridica e il regime fiscale
Sono due scelte distinte ma collegate: la forma (come sei organizzato giuridicamente) e il regime fiscale (come vengono tassati i tuoi redditi).
Ditta individuale / libero professionista. La forma più semplice ed economica per iniziare da soli. Nessun capitale minimo, gestione snella, ma responsabilità illimitata.
Regime forfettario. Non è una forma giuridica ma un regime fiscale, il più adatto a chi inizia in piccolo (vedi paragrafo 5).
Regime ordinario / semplificato. Chi supera i limiti del forfettario o ha molti costi da dedurre applica la contabilità semplificata o ordinaria. Il reddito è tassato con IRPEF a scaglioni e si applica l’IVA sulle fatture.
SRL (cenni). Separa il patrimonio personale da quello dell’impresa, ma comporta costi e adempimenti superiori. Ha senso quando il progetto cresce, entrano soci o serve tutela patrimoniale.
Aspetto
Ditta individuale forfettaria
Ditta individuale ordinaria
SRL
Costi di avvio
Bassi
Bassi
Elevati (notaio)
Responsabilità
Illimitata
Illimitata
Limitata al capitale
Tassazione
Imposta sostitutiva 15% o 5%
IRPEF a scaglioni
IRES 24% + IRAP
IVA in fattura
No
Sì
Sì
Contabilità
Semplificata al minimo
Semplificata/ordinaria
Ordinaria + bilancio
4. Le iscrizioni obbligatorie
Le imprese (non i professionisti puri) si iscrivono al Registro Imprese tramite ComUnica; gli artigiani anche all’Albo delle Imprese Artigiane. L’iscrizione comporta il diritto annuale camerale.
La cassa previdenziale dipende dall’attività:
Gestione artigiani o commercianti: contributi fissi minimi dovuti anche con reddito basso o nullo, più contributi a percentuale sull’eccedenza.
Gestione Separata INPS per i professionisti senza cassa: contributi solo a percentuale sul reddito effettivo, quindi se non fatturi non paghi.
Casse professionali per gli iscritti ad albi, con regole proprie.
Voce (da confermare per il 2026)
Artigiani
Commercianti
Gestione Separata
Minimale di reddito annuo
circa 18.808 euro
circa 18.808 euro
Nessun contributo fisso
Aliquota
24%
24,48%
26,07% (senza altra copertura). Oltre 56.224 euro: 25% e 25,48%. Massimali IVS 2026: 93.707 e 122.295 euro
Contributo fisso minimo annuo
circa 4.521 euro
circa 4.612 euro
Nessuno
Riduzione per forfettari
fino al 35%
fino al 35%
Non applicabile
Gli iscritti alla gestione artigiani o commercianti in regime forfettario possono richiedere la riduzione del 35% dei contributi, con domanda all’INPS di norma entro il 28 febbraio per chi ha già iniziato; per le nuove iscrizioni va presentata contestualmente all’iscrizione.
L’iscrizione all’INAIL è obbligatoria per gli artigiani e per chi svolge attività a rischio o impiega collaboratori. I professionisti senza rischio specifico e senza dipendenti in genere non hanno obbligo INAIL.
5. Il regime forfettario in sintesi
Limite di ricavi/compensi: 85.000 euro nell’anno precedente. Superata la soglia dei 100.000 euro in corso d’anno si esce immediatamente dal regime.
Imposta sostitutiva: 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni per le nuove attività che rispettano i requisiti. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.
Reddito forfettizzato: si applica ai ricavi un coefficiente di redditività legato al codice ATECO, senza dedurre i costi analitici.
Cause di esclusione: redditi da lavoro dipendente o pensione superiori a 35.000 euro nell’anno precedente, salvo che il rapporto di lavoro sia cessato (soglia valida per il 2026: senza proroga torna a 30.000 euro); partecipazioni in società di persone o controllo di SRL con attività riconducibile; spese per lavoro dipendente oltre 20.000 euro; residenza fiscale estera (salvo eccezioni).
Niente IVA e niente ritenuta: le fatture non espongono IVA e non subiscono ritenuta d’acconto.
Tipo di attività (esempi)
Coefficiente di redditività
Professionisti e servizi (attività professionali, scientifiche, tecniche)
78%
Commercio all’ingrosso e al dettaglio
40%
Costruzioni e attività immobiliari
86%
Intermediari del commercio
62%
Alimentari e bevande (somministrazione)
40%
Altre attività economiche
67%
Esempio 1 – Consulente in forfettario startup. Marco apre partita IVA come consulente (coefficiente 78%, aliquota 5%) e fattura 30.000 euro nel primo anno. Reddito imponibile: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Contributi Gestione Separata: 23.400 x 26,07% = circa 6.100 euro (deducibili). Imposta sostitutiva, sul reddito al netto dei contributi deducibili: (23.400 – 6.100) x 5% = circa 865 euro. Non applica IVA né subisce ritenuta.
Esempio 2 – Artigiano forfettario. Lucia apre una ditta artigiana (coefficiente 67%) e fattura 24.000 euro. Reddito imponibile: 24.000 x 67% = 16.080 euro. Paga comunque i contributi fissi sul minimale (circa 4.521 euro, riducibili del 35% con domanda: circa 2.939 euro). Imposta sostitutiva al 5%, sul reddito al netto dei contributi deducibili: circa 657 euro. Il carico contributivo fisso, indipendente dal reddito, è la differenza principale rispetto al professionista in Gestione Separata.
6. I primi adempimenti operativi
Fatturazione elettronica. Obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, tramite il Sistema di Interscambio (SdI).
PEC (domicilio digitale). Obbligatoria per le imprese iscritte al Registro Imprese e comunque fortemente consigliata.
Conto corrente. Per il forfettario non è obbligatorio un conto dedicato, ma è vivamente consigliato separare incassi e pagamenti dell’attività.
Regime contabile. Il forfettario ha obblighi minimi; gli altri regimi richiedono registri IVA, liquidazioni periodiche e scritture contabili.
Versamenti. Imposte e contributi con modello F24 (saldo e acconti a giugno e novembre). Va accantonato per tempo l’importo dovuto, contributi compresi.
7. Errori tipici di chi inizia
Confondere abituale e occasionale e restare senza partita IVA quando l’attività è ormai continuativa.
Scegliere il codice ATECO sbagliato, con effetti su coefficiente, cassa previdenziale e obblighi autorizzativi.
Non accantonare i contributi INPS, soprattutto i fissi di artigiani e commercianti.
Dimenticare gli acconti dell’anno successivo, trovandosi con esborsi raddoppiati.
Superare inconsapevolmente i limiti del forfettario perdendo i requisiti del regime.
Non conservare le fatture elettroniche a norma o non attivare la PEC quando obbligatoria.
Fare da soli senza una verifica iniziale: un’impostazione errata all’apertura costa più della consulenza che l’avrebbe evitata.
8. Checklist operativa
Verificare se l’attività è realmente abituale e va aperta la partita IVA.
Individuare il codice ATECO 2025 corretto.
Scegliere forma giuridica e regime fiscale, con simulazione forfettario contro ordinario.
Procurarsi firma digitale e PEC.
Presentare il modello AA9/12 (professionista) oppure la pratica ComUnica (impresa).
Perfezionare le iscrizioni: Registro Imprese o Albo Artigiani, INPS, INAIL se dovuto.
Per i forfettari artigiani e commercianti: valutare la domanda di riduzione contributiva del 35%.
Attivare la fatturazione elettronica e comunicare il codice destinatario.
Dedicare un conto corrente all’attività.
Pianificare gli accantonamenti per imposte, contributi e acconti.
Verificare eventuali SCIA o autorizzazioni al Comune (SUAP) e requisiti professionali.
Fissare con il commercialista le scadenze del primo anno.
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