Osservatorio Fiscale · – 18 Luglio 2026

Perdite del primo triennio: la nuova attività produttiva si prova con l’organizzazione

TEMA
CGT di primo grado di Lecce, sez. IV, sentenze 1° luglio 2026, nn. 1345 e 1346 (pronunce di merito non definitive), sull’art. 84, comma 2, TUIR

L’art. 84, comma 2, del d.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917 consente di computare le perdite dei primi tre periodi d’imposta dalla costituzione in diminuzione del reddito dei periodi successivi fino a capienza dell’intero imponibile, senza il limite dell’80 per cento del comma 1, a condizione che si riferiscano a una nuova attività produttiva. Nei due giudizi l’Ufficio aveva qualificato come prosecuzione di imprese preesistenti l’attività di una società costituita nel 2018 per la produzione di componenti per calzature in conto lavorazione e, per il 2021 e il 2022, aveva recuperato la quota della perdita 2020 utilizzata oltre l’80 per cento. Gli indici valorizzati dall’Ufficio erano l’identità della lavorazione e della clientela finale, l’impiego iniziale di una quota rilevante del personale di due società poi cessate e l’uso di un opificio sublocato da una società collegata, dalla quale provenivano anche le commesse. La Corte ha accolto i ricorsi: in base alla documentazione e alla consulenza tecnica di parte, struttura organizzativa, impianti e macchinari risultavano costituiti ex novo, con acquisti da terzi e ampia integrazione dell’organico. Ha quindi escluso la continuità aziendale, anche alla luce di Cass., sez. I civ., 8 gennaio 2025, n. 348, resa in tema di concordato in continuità.

La neocostituzione non basta: la novità si accerta sull’azienda come complesso organizzato. Settore, personale e clienti in comune con imprese preesistenti sono indizi da pesare insieme, non prove autosufficienti. La Corte ha però respinto il motivo sulla violazione dell’onere della prova a carico dell’Amministrazione, qualificando come questione di merito la sufficienza degli indizi dell’Ufficio, e ha deciso sulla documentazione prodotta dalla società. A nostro avviso, trattandosi di un regime di favore, conviene ragionare come se la prova della novità gravasse sul contribuente, nonostante l’art. 7, comma 5-bis, d.lgs. 546/1992. In sede di legittimità si è affermato che il comma 2, nel testo sostituito dal d.l. 98/2011, si applica alle perdite utilizzate dal periodo in corso al 6 luglio 2011 anche se formate in precedenza (Cass., sez. V, ord. 25 aprile 2025, n. 10919). Se si trasferisce la maggioranza dei diritti di voto e muta l’attività principale opera anche il comma 3, e per l’art. 7, comma 1, d.lgs. 148/2026, qualificato come interpretazione autentica, il trasferimento rileva anche quando è ceduta la controllante. Il comma 3 non opera se è superato il test di vitalità del comma 3-bis; in tal caso le perdite restano riportabili nel limite del patrimonio netto indicato dal comma 3-ter.

IN PRATICA
Prima di utilizzare oltre l’80 per cento le perdite del primo triennio, l’organo amministrativo raccoglie la prova della novità dell’iniziativa e la conserva fino alla decadenza del potere di accertamento relativo all’ultimo periodo d’imposta in cui le perdite sono utilizzate. La prova comprende piano degli investimenti, fatture di acquisto dei beni strumentali da terzi, contratti di lavoro con evidenza delle nuove assunzioni, titolo di disponibilità dei locali e contratti con la clientela; se l’impresa è contigua a società collegate o cessate, serve anche una relazione tecnica redatta prima di qualsiasi controllo, da produrre già nel contraddittorio preventivo. Dal 1° gennaio 2027 la regola si trova nell’art. 93, comma 2, del testo unico approvato con d.lgs. 19 giugno 2026, n. 117, con identico contenuto, e l’interpretazione autentica del comma 3 è riprodotta nell’art. 375, comma 1, lettera l-bis).

Nota di sintesi a cura dello Studio Antolini, elaborata su fonti tributarie specializzate. Il testo non riproduce i contributi originali e non costituisce consulenza professionale.

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